Draghi e il governo tecnico-politico L’Italia crede nell’ex governatore BCE

Egregio Direttore,

sono sempre più convinto che l’Italia sia un Paese imprevedibile e, proprio per questo, inaspettatamente (per chi ci guarda dall’esterno) capace di uscire dalle proprie pastoie. Le vicende di questi ultimi giorni ne sono una conferma. Dopo che una sfilacciata, litigiosa e, a tratti, inconcludente classe politica ha chiuso, con due governi ad alterne maggioranze, ha chiuso un’esperienza lunga quasi tre anni, adesso il tutti contro tutti si è risolto, tranne una/due defezioni, in un “tutti con tutti”.

Collante il nuovo presidente del Consiglio incaricato professor Mario Draghi. Personalità di primaria statura professionale e morale, uomo dai sani fondamenti economici e principi legati all’internazionalizzazione e alla UE, fautore di interventi che hanno tenuto in piedi più di uno Stato europeo, è certamente la persona giusta al posto giusto. Ebbene, attorno a Draghi si è riunita quell’umanità portatrice di lobby, interessi elettorali e non. Orbene, questo governo nasce, dicono gli esperti, per “spendere” i 209 miliardi di euro del Recovery Found. I partiti chiedono al presidente incaricato una mancia: qualche ministro politico proprio per non restare a secco di visibilità. Draghi glielo concederà? Probabilmente sì, tenendo per i suoi uomini i dicasteri più importanti.

D’altronde, non abbiamo altre vie di uscita. Al professore Mario Draghi deve essere data fiducia: ce lo invidia il mondo, perché non “sfruttarlo” a casa nostra? Forza professore, siamo con lei.

E.Z.

Il direttore risponde:

Non sono un esperto politologo né un analista economico-finanziario e men che meno un massmediologo, oggi tanto di moda. Ma la lettera del signor E.Z. stuzzica qualche riflessione. Anzitutto, la litigiosità e contrapposizione continua dei partiti. Ci si mette insieme in coalizione per poi, appena finito il brindisi (quando si poteva), giù a criticarsi. Pratica quanto mai bizzarra che, se da un lato può soddisfare militanti incalliti, la maggioranza del popolo non comprende. Poi, il cambio di casacca. Mai con questo, con quello non tratto e giù a dichiarazioni roboanti. Per poi trovarsi uno accanto all’altro, sorriso (tirato) e stretta di mano. Altra situazione che la gente comune fatica a capire. Ora, dimostrata urbi et orbi l’incapacità di trovare sintesi politica, ci si affida per il bene dell’Italia ad una persona dal profilo unico. Già nei modi di condurre le consultazioni. Sparita la pletora di accompagnatori-consiglieri-portavoce, Draghi si siede al tavolo con due stretti collaboratori. Una forma quanto mai inedita per i partiti, da spending rewiew. Infine, il “io ci sto”. Necessità, a volte convenienza. Voglio pensare sia, soprattutto, l’aver preso coscienza che senza uno con il polso fermo, capace di condurre la barca (e la baracca) non ci saremmo tirati fuori da questa melma. In una parola, ha vinto l’Italia. Passo necessario se questo Paese vuol agguantare ripresa, investimenti e credibilità internazionale. Che non dimenticherà, nel bene e nel male.
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