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Fondazione e Banca di Asti: «Strategie, non giochi di potere»

Anche l'associazione Asti Oltre interviene sul caso che sta tenendo alta l'attenzione dei piccoli azionisti dell'istituto di credito più importante del nostro territorio

La Banca di Asti

La sede centrale della Banca di Asti

Continuano le prese di posizione nel mondo della politica locale sul futuro della Banca di Asti. Riceviamo e pubblichiamo una nota dell'associazione Asti Oltre

L'assemblea degli azionisti Banca di Asti (finalmente in presenza) si avvicina: è convocata per il 27 aprile. La Fondazione, maggiore azionista con oltre il 31%, deciderà solo martedì 21 la lista dei suoi nomi per il Cda. Il tema tiene banco mentre l'attenzione degli osservatori sembra più puntata sui possibili nomi che sulle strategie. Il dibattito, naturale e positivo, in occasione di passaggi delicati come questo, appare vivace, ma anche caratterizzato da note a dir poco stonate.

Come la lettera minacciosa e un tantino sopra le righe dell'ex Presidente della Fondazione che minaccia fuoco e fiamme se non si farà come la pensa lui. Ci permettiamo di far notare che è la Fondazione azionista maggiore (31,1%) che deve decidere nomi e strategie della controllata, ma soprattutto che la stessa è inadempiente da parecchi anni rispetto alla legislazione di riferimento. Non è il caso di minacciare: sarebbe piuttosto utile una analisi seria e approfondita della gestione e dei risultati ottenuti nel decennio passato.

Oggi la Fondazione è una delle 5 o 6 (su 80 in Italia) che non rispettano i criteri di legge relativi alla gestione del patrimonio. Va ricordato inoltre che la questione riguarda anche qualcosa come 25 mila piccoli azionisti che hanno visto quasi dimezzato il capitale investito, e sono rappresentati solo da una associazione cui ne sono iscritti solo 600. È chiaro che non si devono prendere decisioni affrettate, ma occorrono strategie di ampio respiro e non i soliti giochini che hanno ridotto Asti a non contare nulla sulla scena piemontese, checché se ne dica. Oggi la Fondazione ha oltre l'80% del patrimonio investito su un solo titolo: nessun buon padre di famiglia, con un minimo di capacità di discernimento, farebbe una cosa del genere.

Non ci vuole una laurea alla Bocconi per capirlo, caro ex Presidente. Comunque non sta a noi dare indicazioni. Sia chiaro però che il bene del cosiddetto territorio non si fa con le minacce, ma con l'analisi, la trasparenza e una visione strategica. E non va dimenticato che, mentre monta una polemica confusa su una presunta "vendita della Banca", ad ora non esiste alcun atto ufficiale neppure semplicemente esplorativo.

Viviamo in una città che non produce, ma è sempre più povera, anziana e multietnica. Non basta pensare a Rsa e piccolo cabotaggio clientelare. Ci vuole un colpo d'ala. E la Fondazione è l'unico strumento che abbiamo: a patto che il suo patrimonio cresca e frutti molto di piu' di oggi. Sulle strade da seguire ci rimettiamo alla lungimiranza degli organi competenti.

Asti Oltre

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