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Nomine nel CdA della Banca: Ambiente Asti denuncia «un percorso decisionale già definito e un confronto marginale»

Sul caso delle prossime nomine nel CdA della Banca di Asti riceviamo e pubblichiamo il commento del gruppo consiliare che siede tra i banchi dell'opposizione

La Banca di Asti

La sede centrale della Banca di Asti

Sul caso delle prossime nomine nel CdA della Banca di Asti riceviamo e pubblichiamo il commento del gruppo Ambiente Asti

Le nomine indicate dalla Fondazione, azionista di maggioranza della Cassa di Risparmio di Asti, per il rinnovo del Consiglio di Amministrazione confermano un’impressione sempre più diffusa: il percorso decisionale era già sostanzialmente definito e il confronto pubblico è stato, nei fatti, marginale. La formalizzazione prevista per il 27 aprile appare come il punto finale di un processo già deciso in precedenza. A rendere ancora più discutibile il quadro è il ricorso a costose consulenze per l’analisi dei curricula, presentate come garanzia di trasparenza: un investimento difficilmente giustificabile se le scelte erano già orientate da equilibri politici e istituzionali.

Emergono elementi che non possono essere ignorati: un patto tra diversi livelli istituzionali e politici, il coinvolgimento di aree politiche, a partire dal Partito Democratico e la concentrazione di ruoli nella figura del sindaco Maurizio Rasero. Riteniamo inaccettabile questa concentrazione di potere, che rischia di comprimere il pluralismo e l’autonomia decisionale della banca.

Difesa dell’occupazione. La Cassa di Risparmio di Asti è fatta di lavoratori e competenze che non possono diventare variabili di aggiustamento. Devono essere garantite stabilità occupazionale, valorizzazione delle professionalità, tutela del presidio territoriale, autonomia della banca.

Negli ultimi mesi si è sviluppata una narrazione insistente sul valore delle azioni e sugli azionisti, che ha contribuito a indebolire la percezione della banca e della sua gestione. L’autonomia della CRAsti è una garanzia per il territorio, non un ostacolo. Questa impostazione rischia di spingere verso la vendita delle quote, ridurre il controllo locale e aprire la strada a una progressiva perdita di autonomia Il rischio è una deriva verso la cessione della banca stessa.

Il nodo strategico. Il profilo del nuovo Amministratore Delegato, proveniente da grandi gruppi bancari, pone una questione chiave: rafforzare una banca autonoma e radicata nel territorio oppure orientarla verso una progressiva integrazione in grandi gruppi. Da questa scelta dipenderà il futuro della banca, del lavoro e del territorio.

Azionisti e trasparenza. Dopo un lungo dibattito, servono fatti concreti. Chiediamo la valorizzazione delle azioni detenute da migliaia di piccoli azionisti, che hanno visto ridursi significativamente il valore dei loro risparmi. È inoltre necessario chiarire quale modello di banca si intende costruire, se esistono progetti di aggregazione e quali garanzie per lavoratori e territorio

La Cassa di Risparmio di Asti deve restare un presidio economico e sociale, capace di evolversi senza perdere autonomia e identità. Il 27 aprile rappresenterà un passaggio decisivo. Meno narrazioni, più responsabilità. Noi saremo vigili nel difendere l’autonomia della banca, il suo ruolo per il territorio e l’occupazione

La banca non è terreno di equilibrio politico, ma patrimonio della comunità.

Ambiente Asti

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