Politica
30 Aprile 2026 15:45:49
Il consigliere comunale del Pd Roberto Vercelli è stato eletto nel CdA della Banca di Asti
Mentre il nuovo Cda della Banca di Asti, guidato dal sindaco Maurizio Rasero, ha iniziato il suo mandato, il "caso di Roberto Vercelli" continua a far discutere tra le fila dell'opposizione. Vercelli, consigliere comunale del Partito Democratico, ha scelto di presentare il suo curriculum e di entrare nel nuovo CdA della Banca anche contro le indicazioni del suo stesso partito. Una «scelta personale», non condivisa, ma comunque una decisione che sta provocando parecchi effetti collaterali.
Infatti, nonostante l'annuncio dato da Vercelli di voler rassegnare le dimissioni dal Consiglio comunale per dedicarsi al nuovo ruolo (dimissioni che ufficializzerà entro l'inizio della prossima settimana), il "caso politico" è tutt'altro che risolto e le tensioni nel cosiddetto "campo largo" del centrosinistra stanno creando perplessità sulla possibile tenuta della coalizione.
In poche parole, le dimissioni non sarebbero abbastanza e sono tante le voci dei rappresentanti del centrosinistra che chiedono al Partito Democratico di prende provvedimenti più incisivi sul suo tesserato «per dimostrare una vera rottura rispetto al passato». Non a caso, martedì sera, era in programma una riunione tra i rappresentanti delle liste di centrosinistra e i vertici locali del Pd (Panirossi, Accossato e Isnardi) per discutere di diversi temi.
Alla riunione, però, non si sono fatti vedere né i rappresentanti di Uniti si può, né di Ambiente Asti e neanche del Movimento 5 Stelle. Presenti, invece, gli esponenti delle liste Europa Verde - I Verdi e Prendiamoci cura di Asti che comunque non nascondono perplessità su quanto accaduto. In particolare Europa Verde, rappresentata dal consigliere Gianfranco Miroglio, ha voluto esserci alla riunione per ascoltare eventuali aggiornamenti «pur mantenendo assoluta compattezza con gli altri esponenti di AVS del Consiglio», vale a dire Ambiente Asti e Uniti si può. Le assenze sono state giustificate per vari motivi, ma è evidente che il "caso Vercelli" scotta.
«Fino a oggi abbiamo sempre lavorato in maniera compatta e questo ci è stato riconosciuto - commenta la consigliera Vittoria Briccarello di Uniti si può - Chi oggi vede uno dei suoi membri avallare questa nomina scellerata del sindaco banchiere ha, secondo me, la responsabilità di tutelare il lavoro svolto anche a costo di prendere una posizione dura. Non è un fatto contro la persona, che ha anche i titoli per essere in quel CdA, ma è la modalità di questa elezione che va smontata: Rasero ha, infatti, nominato in Fondazione buona parte di quelli che l'hanno nominato nel Cda della Banca». E ancora: «Adesso la palla è nel campo del Pd che ha dichiarato, per anni, che con questi metodi politici non voleva avere nulla a che fare. Spero che il Partito Democratico abbia valutato bene l'opportunità di avere uno dei suoi all'interno di un Cda “viziato” da questa modalità di nomina e se ne assuma le responsabilità di fronte ai cittadini che vogliono un cambio di passo. Responsabilità - conclude Briccarello - che interesserà anche la scelta del candidato a sindaco del centrosinistra». Un modo gentile per dire tra le righe che Michele Miravalle (Pd), stando così le cose, non è certo che possa diventare il candidato a sindaco del campo largo.
Anche per il consigliere del Movimento 5 Stelle, Massimo Cerruti, un passaggio formale dev'essere fatto. «Non sono andato alla riunione perché avevo altri impegni, ma chiedo che il Pd faccia chiarezza su questa nomina e prenda una distanza netta. Non bastano le dimissioni dal Consiglio comunale, occorre di più. Non ci devono essere "coni d'ombra" nell'ottica di un dialogo che continua».
Per il consigliere Mario Malandrone di Ambiente Asti, a sua volta assente alla riunione, la questione dev'essere affrontata sotto diversi punti di vista: «La nostra lista nasce come soggetto autonomo, ma con uno slogan molto chiaro: la città ai cittadini. Non ad alcuni o ai soliti cittadini e neanche a chi è nel giro giusto. Lavoreremo a una coalizione che sia in discontinuità forte con quei meccanismi che creano questa melassa in città. C'è inoltre da considerare - continua Malandrone - che il 50% di elettori non vota e, tra loro, una buona parte non lo fa perché ha in antipatia questo meccanismo di concentrazione del potere, oggi impersonificato da Rasero. Ecco perché il Pd deve dimostrare, nei fatti, di prendere le distanze da certi meccanismi». Con una precisazione che Malandrone rimarca più volte: «Siamo una lista alternativa, con un'idea alternativa rispetto ai ruoli di potere e per questo il Pd non deve dare la presenza di Ambiente Asti per scontata».
A replicare alle critiche mosse dai quasi "ex colleghi" di minoranza è il diretto interessato, Roberto Vercelli, che interpellato dal giornale risponde senza indugi: «Non ho intenzione di lasciare il Partito Democratico né qualcuno nel Pd mi ha chiesto di lasciarlo. Per quanto riguarda il nuovo Cda della Banca, penso che sia un organo con un livello di competenze molto alto, più di quello uscente. Capisco che ad alcuni non piaccia la figura di Maurizio Rasero, ma questo non significa che, di punto in bianco, tutto diventa "politico"».
Vercelli torna anche a ribadire che «elettori del centrosinistra e anche più a sinistra del Pd mi hanno sollecitato a prendere questa decisione»; mentre sull'impegno che si era assunto quattro anni fa con i suoi elettori, replica: «Ho pensato anche a questo, ma già in passato è successo che dei consiglieri hanno lasciato prima della scadenza».
A gettare acqua sul fuoco è il coordinatore cittadino del Pd, Enrico Panirossi. «Non voglio proseguire un dibattito che può dirsi chiuso perché l'assemblea provinciale del Pd ha chiesto a Vercelli di dimettersi dal Consiglio nel caso Rasero fosse entrato nel CdA della Banca. Abbiamo fatto una serie di riflessioni note a tutti sulla composizione del CdA e Vercelli ha accettato di dimettersi dal Consiglio comunale facendo una scelta netta. Per il resto non ci sono ragioni da Statuto per chiedergli di lasciare il partito».
Invece la segretaria provinciale dem Elena Accossato, interpellata a sua volta, ricorda che «nel partito ci sono degli organi di garanzia» e che «Vercelli si è dimesso anche dalla Segreteria in quanto nomina di fiducia». «Non posso allontanare nessuno, lo fanno i garanti che si attivano su richiesta e che possono anche rigettare l'istanza. Se lo allontanassi sarei un dittatore che manda via chi non la pensa come me - continua la segretaria - Non possiamo mandare via persone solo perché ce lo chiedono altri. Inoltre abbiamo fatto tutto ciò che potevamo fare per Statuto e che, politicamente, volevamo fare. Non volevamo restare impelagati nella storia della banca, - conclude la dirigente del Pd - tuttavia, mi sento presa in giro: Vercelli ha fatto una scelta personale e io ho fatto tutto ciò che era in mio potere, ma non posso attivare un tribunale di piazza o togliergli il diritto di parola».
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