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Ospedale di Asti e comunicazione ipnotica: il potere della parola per pazienti più rilassati e sereni

Utilizzata con successo anche per alzare la soglia di sopportazione del dolore durante il travaglio delle partorienti. L'esperienza di un'infermiera

Le prove in sala travaglio

Le prime volte che l’infermiera Daniela Nicolosi si presentava in sala travaglio e chiedeva alle partorienti se volevano provare a controllare il dolore delle doglie con la comunicazione ipnotica , riceveva occhiatacce al limite dello sdegno. Ma chi aveva l’apertura mentale di “provare”, tre minuti dopo si trovava già in una situazione di maggiore benessere e le doglie facevano anche meno male.

L’infermiera Daniela Nicolosi

Le “magnifiche sei”

La Nicolosi è una delle sei infermiere in servizio all’ospedale di Asti che hanno frequentato il corso di comunicazione ipnotica e ipnosi in ambito medico clinico (con lei Paula Fernandes, Renza Santangelo, Luigina Rana, Manuela Canicattì e Susanna Capalbo nei loro rispettivi reparti). Nel reparto di Ostetricia e Ginecologia la tecnica viene applicata negli interventi in anestesia locale, sulle pazienti in travaglio e su pazienti che vivono con un alto livello di stress e agitazione alcune visite e procedure invasive o piccoli interventi.
Ognuna è arrivata alla comunicazione ipnotica per strade diverse e con motivazioni diverse.

Una necessità

Per Daniela Nicolosi, è stata una necessità: «Dopo tanti anni di servizio al reparto Rianimazione, sono stata trasferita in Ginecologia e Ostetricia. Ogni giorno dovevo affrontare gli effetti che il dolore, con le sue tante forme, provocava sulle donne e alcuni episodi non mi uscivano più dalla mente, neppure quando arrivavo a casa. Una sofferenza che non riuscivo a scrollarmi di dosso e che stava seriamente compromettendo anche la mia serenità. Ho incontrato una collega di Torino che mi ha parlato di questa tecnica e mi sono così avvicinata alla comunicazione Ipnotica ». Poi, grazie al sostegno del primario Maggiorino Barbero, della caposala Paola Ferraris, della dirigente infermieristica Katia Moffa e Rosanna Montesano ha potuto mettere in pratica quanto imparato nei suoi studi torinesi. E oggi, di quei studi, è diventata anche docente presso il Ciics del capoluogo.

Serve solo la parola

Una tecnica che, in mezzo ad un ospedale ben rifornito di apparecchiature medicali, usa un solo strumento: la parola.
«Capisco che quando si parla di ipnosi, la gente pensi a qualche “stregoneria” del tipo “A me gli occhi” e “Si risveglierà solo al mio tre” – ammette la Nicolosi sorridendo – invece la sua applicazione medico clinica è tutt’altro e non ha nulla di “magico”. E’ una immensa, intensa e magistrale tecnica di rilassamento muscolare – risponde l’infermiera – Uno stato in cui il paziente non perde mai il controllo né il contatto con la realtà. Anzi – aggiunge – la vive con una maggiore consapevolezza perché lo stato modificato di coscienza gli consente di essere molto meno agitato, spaventato o rigido e questo, spesso, si traduce anche in un abbassamento della percezione del dolore».

Non sostituisce l’anestesia

Sgombrando subito il campo da dubbi sulla terapia del dolore. «La comunicazione ipnotica non sostituisce affatto l’anestesia ma l’esclusivo uso delle parole corrette per portare il paziente allo stato di benessere ne potenzia notevolmente le capacità e risorse comprese quella analgesica cioè di risposta al dolore».

Bastano tre minuti

«È una tecnica di comunicazione efficace che permette in modo naturale di entrare in relazione con il paziente e bastano tre minuti per portarlo ad uno stato di rilassamento – dice ancora la Nicolosi – Normalmente gli viene chiesto di immaginarsi in un posto segreto che gli procura piacere e tranquillità. Può anche non dirmelo, ma è la sua stanza del benessere interno, solo sua. Chi invece poi le rivela dove si trovasse, con la mente, durante l’intervento, racconta di mondi fatati, di spiagge bianche davanti al mare, di fondali marini pieni di pesci colorati, di un pranzo in terrazza, di una ricerca di funghi nel bosco». Non sostituisce l’anestesia, ma la comunicazione ipnotica consente, per alcuni tipi di interventi, di limitarsi a quella locale senza arrivare a quella generale. Il dato lo fornisce l’infermiera. «Dal settembre 2017, data in cui è iniziata l’applicazione del progetto aziendale con questa tecnica nella sala ginecologica , ad oggi, sono stati 220 gli interventi assistiti da comunicazione ipnotica e di questi solo 15 sono stati convertiti da anestesia locale ad anestesia generale. Prima, sarebbero stati eseguiti in sedazione profonda – anestesia generale tutti quanti».

Vantaggi per medici e pazienti

Questo è un gran vantaggio per i pazienti perché migliorano la loro esperienza di cura,e il vissuto correndo meno rischi legati ad allergie, età, conflitti con terapie farmacologiche in atto e possono tornare a casa prima. Per l’ospedale, significa poter fare un maggior numero di interventi accorciando le liste di attesa e lavorare meglio con pazienti rilassati e calmi. Risultati così importanti che l’Asl ha organizzato un corso aziendale propedeutico con decine di iscrizioni fra infermieri e medici. Il Reparto di Cardiologia, guidato dal dottor Marco Scaglione ha introdotto la comunicazione ipnotica per le interventistiche di aritmologia.

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