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Asti: ai giardini pubblici si abbatte l’ex chiosco di Gamberini

La struttura, molto popolare tra gli anni ’70 e i primi anni del 2000, era diventata un “non luogo” decadente, bivacco notturno e un pericolo per la sicurezza

Quello che una volta era un luogo molto visitato dai bambini di Asti, ma anche dai proprietari di piccoli animali da compagnia, il chiosco Gamberini ai margini dei giardini pubblici, è stato abbattuto questa mattina.

Una decisione presa dall’amministrazione comunale dopo anni di incuria e degrado che avevano preso il sopravvento trasformando l’ex “mini zoo Gamberini” in un luogo fatiscente, un bivacco per senzatetto e anche in un pericolo dal momento che, come spiegato dal sindaco Maurizio Rasero in una diretta su Facebook, l’ex negozio aveva bisogno di interventi strutturali.

Il Comune aveva chiesto alla proprietà di metterlo in sicurezza, «ma ciò non è avvenuto» spiega Rasero ricordando come, dopo anni di carte bollate e burocrazia, era stato anche detto alla proprietà di abbattere il chiosco a proprie spese. Richiesta caduta nel vuoto tanto da aver convito il vicesindaco Marcello Coppo, che ha seguito tutto l’iter amministrativo culminato con la demolizione del chiosco, a rivolgersi ad una ditta specializzata per buttare giù la struttura con un costo di oltre 10.000 euro a carico dell’Ente.

I lavori di abbattimento dell’ex chiosco Gamberini (foto Billi)

«Prima abbiamo ottenuto che ci fosse la decadenza della concessione, data alla famiglia Gamberini nel 1974, poi il Comune è tornato proprietario dell’area con la libertà di poter agire – commenta Coppo – La procedura di abbattimento è stata decisa per ragioni di sicurezza e di decoro, ma non finisce qui. Ci sono altri due chioschi in quei giardini sui quali ci siamo attivati perché vogliamo che gli spazi pubblici siano più fruibili ed è nostra intenzione procedere con dei bandi per darli eventualmente in concessione».

Per il sindaco Rasero l’ex chiosco Gamberini «era diventato un brutto biglietto da visita per i turisti che arrivano in città con gli autobus che si fermano in piazza del Palio». «Questo posto ha fatto la storia della città tra gli anni ’70 e gli anni 2000 – continua – Ma da tempo tempo aveva cessato di essere un angolo felice della città, dove i bambini venivano per vedere cagnolini, gattini, uccellini e pesciolini. Ultimamente c’era perfino gente che ci dormiva dentro. A causa della burocrazia abbiamo impiegato tre anni per risolvere la questione, ma finalmente questo ingresso ai giardini sarà molto più bello e sicuro».

Ma non tutti la pensavano così. Sul sito change.org era stata lanciata la petizione “No alla demolizione del chiosco Gamberini” promossa da Matteo che racconta di essere il nipote del signor Gamberini. Una petizione nella quale si legge che la famiglia si sarebbe resa disponibile a sistemare la struttura. Famiglia Gamberini che, in realtà, non era più proprietaria del chiosco da molto tempo avendolo venduto a terzi.

«A seguito di alcuni commenti letti online che ci hanno molto ferito, – spiegano dalla famiglia Gamberini – desideriamo fare chiarezza per evitare fraintendimenti. Noi, famiglia Gamberini, non siamo più titolari dell’attività dal 1998. Prendiamo dunque le distanze da tutto ciò che è accaduto dopo di noi. Il chiosco, venduto a una terza persona, non a noi riconducibile, ha portato avanti il negozio, succedendo alla nostra gestione. Preferiamo però sottolineare che, non essendo più titolari dal 1998, il degrado attuale non è a noi ricollegabile in nessun modo e siamo ovviamente addolorati per ciò che invece sta accadendo. Non è nostra intenzione giudicare, ma preferiamo ricordare l’attività nel suo periodo di massimo splendore».

Una proposta, quella raccontata nella petizione, «arrivata fuori tempo massimo», replica il sindaco Rasero, ricordando, insieme al vicesindaco Coppo, che nel tempo erano stati accumulati debiti con il Comune e che la concessione era comunque scaduta, quindi gli eredi di Gamberini non avrebbero più avuto alcun titolo per intervenire sul chiosco.

L’iter di abbattimento è stato seguito, nella fase esecutiva, dagli uffici dei Lavori Pubblici e dall’assessore Stefania Morra.

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Una risposta

  1. Forse la struttura di Gamberini è poca cosa, se rapportata con i 4 o 5 chioschi dove si raduna la crema di Asti fino ad arrivare al fiorista, maaa! ognuno ha le sue visioni

I commenti sono chiusi.

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