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Asti, il caso dell’architetto che è positivo Covid da 80 giorni

Ricoverato ai primi di marzo, dalle dimissioni si è sottoposto a 14 tamponi ma ancora nessuno ha dato esito negativo

In quarantena dal 9 marzo

Se l’emergenza coronavirus si sta dissolvendo per la maggior parte delle persone, così non è per un architetto astigiano, Andrea Morando che ha toccato il record degli 80 giorni di isolamento dopo aver contratto il Covid 19.

Ai primi sintomi (febbre alta, tosse secca, difficoltà respiratorie, perdita di gusto e olfatto) l’architetto Morando si è presentato in ospedale dove gli hanno confermato la positività al Covid. Era il 9 marzo, giorno in cui è stato ricoverato. Per fortuna le sue condizioni sono sempre state buone, le cure sono state efficaci e il 14 marzo è stato dimesso per proseguire la malattia in forma domiciliare.

Dal 14 marzo vive in isolamento in camera sua

Ed è da allora che vive isolato nella camera da letto di casa sua perché il suo organismo non ha mai negativizzato il virus: 14 tamponi successivi hanno sempre dato esito positivo obbligandolo a prolungare la quarantena oltre ogni aspettativa, anche le più pessimiste.

«Premetto che mi sento un uomo fortunato perché non ho vissuto calvari di cui tanto si è sentito parlare – dice l’architetto – ho avuto bisogno solo di un blando sostegno al respiro e le mie condizioni non sono mai state gravi. Fin dal mio ritorno a casa dall’ospedale, inoltre, mi sono sentito bene e non avrei mai più pensato di passare un tempo così lungo in isolamento».

Mangia, dorme, lavora in totale solitudine

Nella casa in cui vive con figli e compagna, l’architetto da 80 giorni è chiuso nella sua camera da letto e vede la sua famiglia solo da lontano. Mangia lì, lavora lì, vive lì, sopra un tavolino da campeggio sistemato per quella che sembrava una breve situazione provvisoria.

Con un risvolto professionale da non sottovalutare. Essendo professionista l’architetto ha urgenza di poter riprendere a lavorare.

I danni alla sua professione

«Posso contare su una validissima collaboratrice che presidia lo studio – dice ancora – ma da quando sono riprese le attività alcuni clienti si sono allontanati perché hanno bisogno della mia presenza per seguire cantieri bloccati dall’emergenza, per fare sopralluoghi, per dare consulenze che non possono prescindere da una visita sul posto. Io da casa, con il mio pc, sempre sul solito tavolino da campeggio, faccio il possibile, ma non è la stessa cosa».

Un mistero la mancata negativizzazione del Covid

Resta un mistero il perché il suo organismo non sia riuscito a debellare del tutto il Covid 19. «Se non fossi stato male a inizio marzo e dunque non mi fossi recato in ospedale sarei un classico esempio di asintomatico – spiega ancora l’architetto Morando – Ad ogni tampone resto con il fiato sospeso fino all’esito e quando mi confermano che è ancora positivo non riesco a spiegarmi perché. Pareri discordanti tra medici (molti affermano che con le normali protezioni potrei tranquillamente riprendere la mia vita normale avendo ormai una “carica virale” quasi nulla) e poca chiarezza sul sistema “tamponi” aumentano il disagio».

Per ora, ligio al protocollo Asl, l’architetto rimane “rinchiuso” in quella camera che è diventata il suo mondo dal 14 marzo.

Sperando nel prossimo tampone. E in quello successivo, visto che servono due tamponi negativi consecutivi per avere la certificazione di “guarito da Covid 19”.

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