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Attualità

Asti, il NurSind chiede dimissioni del responsabile sicurezza dell’Asl

Lunga nota del sindacato delle professioni infermieristiche in seguito all’inchiesta di Report (e alle repliche che ne sono seguite)

Presentato anche un esposto in Procura

L’eco dell’inchiesta di Report sulla gestione dell’emergenza coronavirus in Piemonte non si spegne  neppure ad Asti.

L’ultimo affondo arriva dal sindacato delle professioni infermieristiche NurSind di Asti che intende controreplicare ad alcune affermazioni già raccolte dagli “intervistati” in trasmissione. Ma non si ferma a questo.

Chiede a gran voce le dimissioni del Responsabile del servizio di prevenzione e protezione dell’Asl di Asti  e annuncia di aver presentato un esposto alla Procura della Repubblica di Asti affinchè indaghi e accerti sull’operato di chi doveva garantire la protezione di personale e pazienti.

Affermazioni “tagliate” dalla trasmissione

Nella lunga nota inviata ai giornali c’è spazio anche per una breve “auto replica” che riguarda i vertici astigiani del NurSind: «Vogliamo chiarire che l’intervista realizzata al segretario territoriale Gabriele Montana non è stata trasmessa in maniera integrale, ma solo in parte (naturalmente per una scelta della Rai vincolata al rispetto dei tempi televisivi). Nell’intervento completo del portavoce NurSind di asti, infatti il problema della sicurezza degli operatori che lavorano al Cardinal Massaia era stato affrontato a 360 gradi ed era stato sottolineato il mancato rispetto da parte dell’azienda ospedaliera sulla sicurezza sul lavoro. In particolare si evidenziavano le carenze presenti in tutti (o quasi) i reparti Covid, privi di un’adeguata zona filtro e senza ambienti a pressione negativa, tali cioè da impedire il passaggio di agenti infettivi dall’interno all’esterno».

Responsabile non ha operato secondo la gravità del momento

Il NurSind di Asti motiva la richiesta di dimissioni sostenendo che il responsabile della sicurezza (a scavalco con l’Asl di Alessandria) non ha operato in maniera opportuna e consona alla gravità della situazione in cui il personale si è trovato a lavorare ricordando che la salute di tutti i lavoratori dell’Asl è stata messa ed è tuttora in pericolo.

Tutte le omissioni e le carenze lamentate dal NurSind sono state dettagliatamente descritte nell’esposto inviato alla Procura della Repubblica e allo Spresal.

«Ad oggi non abbiamo ancora avuto risposte – afferma Gabriele Montana del Nursind – ma siamo sicuri che si stanno effettuando le opportune verifiche. Gli approfondimenti della Magistratura faranno il loro corso, per parte nostra confidiamo in pronti interventi affinché la situazione dell’Ospedale di Asti possa garantire la sicurezza e l’operato quotidiano dei tanti lavoratori del Cardinal Massaia».

Sui sacchetti al Pronto Soccorso

Il NurSind replica anche al commissario Asl, Messori Ioli sui “famosi” sacchetti del Pronto Soccorso. «Non è vero che sono stati messi dai colleghi infermieri per evitare il passaggio di fogli di carta – afferma ancora Montana – tant’è che il gruppo infermieristico del reparto era assolutamente contrario al posizionamento di quei sacchetti e lo aveva dimostrato riferendo al primario che la cosa (se attuata) sarebbe stata denunciata nelle opportune sedi competenti. Così è stato fatto con la presentazione dell’esposto in Procura».

Rattristandosi per il fatto che la responsabilità di quella “installazione” sia stata fatta ricadere sull’ufficio tecnico Asl.

«Il Sindaco verifichi di persona i dati dei contagi»

Ma ce n’è anche per il sindaco Maurizio Rasero che nel suo video serale aveva messo in dubbio il numero di sanitari contagiati e aveva liquidato l’inchiesta di Report come “costruita ad arte”.

«Al primo cittadino – proseguono dal NurSind Asti – vogliamo dire che se mette in dubbio i nostri dati ed i fatti che il servizio di Report ha mostrato e reso pubblici è sempre libero di venire in ospedale e verificare di persona, oltre al fatto che potrebbe chiedere all’Asl i dati dei contagi tra gli operatori alla data del 24 aprile. Potrebbe essere la maniera migliore per apprendere in prima persona la realtà di dati che evidentemente non conosce, al di là dello scarso gradimento che ha dichiarato di avere verso il programma televisivo che li ha riportati».

Non fu una leggerezza

Secca risposta anche al presidente della Provincia Paolo Lanfranco che aveva definito i divisori fatti con le buste di plastica “una leggerezza in un momento di grande difficoltà”. «Il presidente non crede che, se chi aveva la responsabilità della sicurezza avesse fatto bene il suo lavoro, avremmo avuto meno colleghi infetti?».

Report non ha denigrato il lavoro di operatori e primari

La lunga nota del NurSind non dimentica neppure la presa di posizione di quattro primari dell’ospedale di Asti in replica a Report (Barbero, Feyles, Scaglione, Sorisio).

«Report non ha denigrato l’operato degli operatori dell’Asl di Asti che hanno reagito in un modo da tutti riconosciuto come esemplari, ma ha voluto semmai fare luce sulle persone che non hanno compiuto in modo corretto il proprio lavoro mettendo a rischio la salute di molti.

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Una risposta

  1. Quindi è lecito pensare che se non si è curata in modo opportuno la sicurezza interna all’Asl, la sicurezza e i protocolli nelle RSA sono stati completamente ignorati causando le situazioni di contagio sotto gli occhi di tutti. Non raccontatemi che le RSA sono private, l’organo di controllo e verifica è sempre l’ASL di competenza territoriale. Spero che venga fatta luce attribuendo le responsabilità e non nascondendo tutto in una serie di scatole cinesi. A.Z.

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