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Asti Pride: missione compiuta, ma ora tocca alla città fare la sua parte

Annunciata la nascita dell'associazione ufficiale dell'evento che porterà avanti le istanze della comunità LGBTQI e organizzerà i prossimi Pride astigiani

Il bilancio finale dell’Asti Pride

Gli organizzatori del primo Asti Pride, che ha portato in strada 8.000 persone, hanno voluto incontrare i giornalisti per tirare le somme e fare con loro alcune riflessioni su ciò che il Pride è riuscito a realizzare per la città.

La CGIL Nuovi Diritti, l’Associazione Love is Love – Arcigay Asti e il Comitato ARCI Asti, Langhe e Roero hanno presentato un bilancio molto positivo confermando che si è trattato del secondo Pride più importante del Piemonte in termini numerici.

«E’ stata una giornata fantastica – commenta Patrizio Onori della CGIL Nuovi Diritti – I Pride sono ovviamente manifestazioni di tipo politico e c’è chi temeva che potesse sfuggire di mano, ma non è avvenuto. E’ un bene che i commercianti siano stati contenti, ma l’indotto sui negozi è solo una parte secondaria della manifestazione, così come far conoscere la città».

Partono le querele per i post omofobi e violenti

Asti Pride è stato un successo come poche altre manifestazioni avvenute in città nel recente passato, ma la parata è stata al centro di violenti, quando deprecabili, attacchi di tipo omofobico contro gli omosessuali e, più in generale, contro chi si riconosce nella comunità LGBTQI. Voci minoritarie, ma comunque gravissime. «Abbiamo subito insulti e pressioni di ogni genere – continua Onori – e deciso di tollerare le critiche, anche quelle più forti; ma quando gli insulti sono sfociati in diffamazione abbiamo scelto di presentare querela: parliamo di frasi come “malati mentali”, “immondizia”, etc». Gli organizzatori hanno anche annunciato di voler denunciare una pagina Facebook, non riconducibile ad astigiani, che avrebbe messo in guardia i cittadini dal fatto che chi organizza i Pride lavorerebbe, in qualche modo, per agevolare relazioni tra adulti e bambini incentivando la pedofilia. Aberrazioni senza senso e accuse gravissime. «Queste parole – continua Patrizio Onori – colpiscono tutti i Pride indistintamente e andremo in tribunale perché chi lo dice ne risponda al più presto».

Si salta sul carro del vincitore

Non sono mancati, poi, i soliti politici che, a Pride terminato, e visto l’enorme successo registrato, si sono preoccupati di correre in soccorso dei vincitori. «Chi combatte in prima linea per la comunità LGBTQI ci mette la faccia tutti i giorni – continua Onori – e un po’ ci è spiaciuto che la manifestazione del 6 luglio sia stata usata come passerella. Ora speriamo che chi era lì con noi lo sia anche in futuro. Diciamo che quando sono volati insulti e ingiurie, prima del Pride, queste persone non si sono viste né sentite». Onori ha anche precisato che «nessuno ha preso accordi affinché la parata fosse più o meno decente» e che, durante l’organizzazione, «ci sono stati parecchi blocchi di potere o soggetti con mentalità un po’ chiusa».

Gli obiettivi del Pride

La parata arcobaleno, la musica, i balli, le canzoni, gli eventi di avvicinamento al Pride sono stati momenti importanti per parlare di temi cari alla comunità LGBTQI, ma anche per discutere di diritti nell’interesse di tutti i cittadini. Eppure, i Pride, compreso quello di Asti, nascono con obiettivi molto precisi che gli organizzatori hanno voluto ribadire. In particolare, ad Asti, la parata aveva tre punti chiave che ha ricordato Vittoria Briccarello di Love is Love: «Chiediamo l’ingresso di Asti nella rete Ready contro il bullismo transfobico, una maggiore presenza nelle scuole delle associazioni che si occupano di tematiche LGBTQI, magari pianificando gli incontri con insegnanti e dirigenti scolastici, e sostegno allo sportello che si occupa di accogliere e aiutare i migranti in fuga dai loro Paesi perché perseguitati per motivi di carattere sessuale. Paesi come Nigeria, Gambia e Pakistan – precisa Briccarello – dove gli omosessuali vengono condannati a una lunga detenzione in carcere. Qui, ad Asti, servirebbe una sede dove poter fare i colloqui con i richiedenti asilo».

La referente di Love is Love ha anche annunciato l’intenzione di mettere insieme tutte le istanze del Pride così da poter passare la discussione in Consiglio comunale e lì far approvare un ordine del giorno a riguardo. «Dopo il Pride – spiega – abbiamo ricevuto molti messaggi da politici ed esponenti di partiti, ma certo avremmo voluto riceverli anche prima, specie da quei partiti che possiamo definire tranquillamente di sinistra. In ogni caso apriremo un dialogo con loro e lancio già un appello: da adesso in avanti la situazione, a livello cittadino, deve cambiare».

Nessun costo per la città

E’ stato Stefano Bego, referente del Comitato ARCI, a ribadire quanto già detto durante i 5 mesi di avvicinamento alla manifestazione: «Il Pride di Asti non è costato nulla alla città. E’ stato autofinanziato grazie agli sponsor, persone e associazioni che hanno permesso di fare qualcosa di difficilmente paragonabile con altri eventi del passato».

Antonia Adurno ha voluto ricordare la figura chiave di questo primo Asti Pride: Miguel, 19 anni, attivista della comunità LGBTQI, morto suicida dopo essere stato vittima di un’aggressione sessuale nei giardini Alganon. «E’ stato uno dei momenti più importanti del Pride – ricorda – e presto ci sarà un documentario che parlerà proprio di quella vicenda».

La replica alle polemichesu “Bella Ciao”

Durante la parata sono stati intonate molte canzoni, ma è stata “Bella Ciao” ad attirare l’attenzione di alcuni detrattori accusando il Pride di essersi dato un colore politico pretestuoso o, peggio, di non avere nulla a che fare con la lotta partigiana. «Bella Ciao è un canto di liberazione, forse uno dei più noti – replicano gli organizzatori – e nei campi di sterminio tedeschi morirono anche molti omosessuali. Il Pride è una manifestazione che porta in piazza milioni di persone, tra tutti gli eventi organizzati nelle varie città: non solo per i diritti della comunità LGBTQI, ma per quelli delle donne, dei migranti, di chi soffre, di chi viene perseguitato, insomma di tutti. Forse il problema di Bella Ciao è di chi è riuscito a farsela sfuggire come canzone simbolo».

I numeri della parata

Ben 17 riunioni operative, 8 eventi ufficiali, oltre 10.000 euro di costo e guadagni che hanno coperto tutte le spese: l’Asti Pride non ha lasciato debiti e già si sta muovendo per il futuro. «Sarà creata l’associazione Asti Pride nel quale entreranno i soggetti promotori e la stessa porterà avanti le istanze dell’evento del 6 luglio compresa l’organizzazione dei futuri Pride – spiegano i promotori – Il prossimo Asti Pride sarà nel 2021 perché l’idea è di intervallarlo con Alba Pride. Ma poi vedremo strada facendo».

Ma, su tutto, resta un messaggio che un ragazzo ha lasciato sulla pagina Facebook del Pride poche ore dopo la sfilata per le vie del centro: «Oggi sono stato con voi e mi sono sentito meno solo». Asti Pride è nato proprio per dire a chi vive la propria omosessualità nell’ombra, all’interno di una camera, lontano dagli sguardi della gente: «Non siete soli, non più». Un messaggio di inclusione che ha davvero cambiato la nostra città.

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