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Chiusura alle 18 di bar e ristoranti: vino e birra versati per terra in segno di protesta

Un sit in composto, senza tensioni, per chiedere al Governo di allentare la stretta sull'orario di chiusura dei locali

Ristoratori e baristi di Asti animano un sit in piazza San Secondo per dire no alla chiusura dei locali alle ore 18

E’ stato un sit in pacifico, composto, il cui silenzio è stato spezzato solo una volta dagli applausi dei partecipanti. Ma, pur simbolico, ha voluto lanciare un messaggio al Governo: no a bar e ristoranti chiusi alle ore 18.

Questa sera, in piazza San Secondo, ad Asti, una trentina di ristoratori, baristi e titolari di palestre si sono dati appuntamento per protestare contro le nuove disposizioni restrittive inserite nell’ultimo DPCM del premier Conte e mirato a constare il diffondersi del Coronavirus.

I gestori di bar e ristoranti si sono seduti a terra, rispettando il distanziamento sociale, e hanno atteso 10 minuti prima di fare il gesto più eclatante della serata: aprire bottiglie di birra e vino e versarne il contenuto per terra.

“Vergogna! Vergogna!” è stato il grido lanciato in direzione del Comune dai presenti che, subito dopo, hanno però spiegato di non avercela con il sindaco Rasero, ma con il premier Conte.

Il sit in piazza San Secondo

“Con questo orario di chiusura non tutti arriveranno al 24 novembre”

“Vogliamo solo lavorare e pagare i nostri dipendenti – spiega uno dei baristi presenti che gestiste più di un’attività – Se si mantiene questo orario di chiusura non tutti riusciranno ad arrivare al 24 novembre. Non contestiamo che il virus ci sia e che bisogna contenerlo, ma ci sono state date delle regole e, rispettandole, chiediamo di restare aperti”.

Quella di piazza San Secondo è stata una protesta molto serena, sebbene la preoccupazione dei baristi e dei ristoranti era palpabile, nata questa mattina con un giro di messaggi su WhatsApp e Telegram.

“Non abbiamo un portavoce e non siamo qui per farci pubblicità – ha detto uno dei baristi seduto in piazza – Siamo qui per chiedere di rivedere il Decreto che così non va bene”.

Alcuni dei presenti hanno anche ricordato di aver pagato le tasse con gli arretrati dei mesi del lockdown e definito gli aiuti ricevuti molto scarsi se non del tutto insufficienti.

Analoghe manifestazioni di protesta sono in corso in tutta Italia.

Riccardo Santagati

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