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Cinghiali, l’Astigiano spinge per sperimentare la sterilizzazione

L'idea portata su diversi tavoli dal presidente dell'Atc Antonello Murgia

La posizione del presidente ATC

Mentre prosegue la querelle fra la Provincia di Asti e i cacciatori delle squadre di cinghialisti, il presidente dell’Atc (Ambito Territoriale Caccia) Antonello Murgia, porta su più tavoli quella che secondo lui è la strada da percorrere per arrivare nel giro di qualche anno ad un contenimento dei cinghiali. E pur guidando l’ente di gestione della caccia, questa strada non prevede l’uso di carabine o trappole, ma di una via incruenta di sterilizzazione degli esemplari.

L’assenso della Consulta Anci

Una proposta che ha portato nei giorni scorsi alla Consulta Protezione Civile, Sicurezza del territorio, Prevenzione del degrado e Polizia locale in seno all’Anci Piemonte. Della Consulta, Murgia ne è presidente e che all’ordine del giorno di mercoledì scorso vi erano le problematiche legate al dilagare dei cinghiali diventate un problema di sicurezza oltre che di danni all’agricoltura.

D’accordo sia agricoltori che ambientalisti

L’idea di partire con una campagna di sterilizzazione, anche sperimentale, ha trovato tutti gli altri sindaci d’accordo, compreso Marco Curto, vicepresidente della consulta, sindaco di Montegrosso con deleghe all’agricoltura. Una strada che accontenta sia le associazioni agricole che quelle ambientaliste senza pesare sul mondo venatorio che, a gran voce, come anche riportato in alcune interviste sul numero scorso, chiede di poter tornare a praticar ela passione della caccia e non il “lavoro” quale è diventato quello delle squadre di cinghialisti.
La Consulta chiederà formalmente alla Regione di parire un tavolo con il direttore dell’Istituto Zooprofilattico di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta per verificare, insieme agli amministratori, i presupposti per iniziare la sperimentazione.

La Regione pensa alla sperimentazione

Una sperimentazione che è nelle corde anche del vicepresidente regionale Fabio Carosso il quale ha confermato lo stato embrionale di un progetto per partire con la sterilizzazione di alcuni capi nei parchi, più facili da monitorare. In questi giorni Carosso incontrerà docenti delle facoltà di Veterinaria e Agronomia oltre all’Istituto Zooprofilattico per raccogliere pareri su quanto già sperimentato in altri Paesi europei su questo fronte. «Non sono i cacciatori che devono risolvere il problema dei cinghiali – ha detto Carosso – ma le istituzioni che si occupano di gestire la fauna selvatica».

Anticoncezionali sotto forma di mangimi

«Negli Stati Uniti e in Inghilterra – dice Antonello Murgia che si è largamente documentato sulla possibilità della sterilizzazione dei selvatici – questa pratica si sta velocemente sviluppando. Esistono farmaci specifici riproducibili sotto forma di mangime. Procurati questi – afferma Murgia in una nota che ha ricevuto l’adesione degli agricoltori della Cia e del suo presidente nazionale Scanavino – non servirebbe altro che piazzale mangiatoie. Se pensiamo che è ormai naturale, anzi consigliato sterilizzare gli animali domestici, perché non farlo anche con i selvatici che tanti danni provocano sia all’agricoltura che alle persone in termini di sicurezza stradale?

Riproduzione bloccata per 4 anni

I farmaci per la sterilizzazione attualmente in commercio fanno in modo che i cinghiali non si riproducano per almeno quattro anni e questo garantirebbe un maggior controllo, principalmente sulle aree critiche del Piemonte e dell’Astigiano. Ma è qualcosa che non possiamo fare con le nostre risorse, ci vuole un progetto regionale».

Daniela Peira