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Polo logistico a San Paolo Solbrito, i contadini “resistenti”: «Quella terra ci serve, non la venderemo mai»

Parlano i proprietari dei campi che dovrebbero essere trasformati in area industriale

E’ parte integrale delle loro aziende agricole

«Non è una questione di prezzo, ma di affetto, di rispetto per i sacrifici dei nostri vecchi e di futuro dei miei figli e nipoti». Conciso ma efficace il concetto che Cesare Turco esprime per spiegare perchè lui e la sua famiglia non venderanno neanche un metro quadro dei terreni dietro casa a San Paolo Solbrito alla multinazionale che vorrebbe realizzarci un polo logistico.
«Quei terreni – spiegano i figli Aldo e Giorgio (nella foto di copertina)  – sono un pezzo importante della nostra azienda, non possiamo farne a meno».
L’azienda a cui si riferiscono è un piccolo gioiello della Piana Villanovese; sotto il marchio di Sapori Nostrani producono e commercializzano il mais marano fra i migliori utilizzati per preparare la polenta. E lo trasformano da chicco a farina con un mulino a pietra. Una filiera completa che ha messo insieme la tradizione agricola della famiglia con nuove sensibilità verso prodotti di nicchia di alta eccellenza. Con una ricerca capillare di negozi in grado di valorizzarli.
Da sempre la famiglia Turco coltiva quelle terre sulla piana, tanto che la loro casa dista poche centinaia di metri dall’ipotetica nuova area industriale.

 

Cesare Turco

«Questi terreni erano già lavorati a mais da mio nonno di cui porto il nome – spiega accalorato Cesare Turco – poi li lavorò mio padre, poi io e adesso ci sono già i miei figli». «Non vogliamo e non possiamo privarci di quei terreni perchè già oggi avremmo bisogno di superficie in più per rispondere alla domanda – spiega Aldo Turco – Invece siamo stati convocati telefonicamente in Municipio dove ci hanno fatto pressione per farci vendere a 5 euro al metro quadro minacciando espropri in caso di mancato accordo. Ma noi non firmeremo mai la vendita».
Il sindaco Panetta, al nostro giornale, aveva detto anche di aver proposto delle permute con altri terreni della Piana. «Sì, quelli della Curia, nel comune di Villanova ma sono insufficienti, lontani per noi e, soprattutto, già affittati e lavorati da altri agricoltori» risponde ancora Aldo.
Sulla stessa linea di pensiero Gianmarco Casetta, titolare di un importante allevamento a Dusino, al quale appartiene la grande maggioranza dei campi nel mirino del polo logistico.
«A noi quella terra serve per coltivare il mais che diamo alle nostre bestie e il grano che vendiamo fuori. Non ci interessa far salire l’offerta, ci interessa mantenere i nostri campi per mantenere le nostre aziende. E poi perchè a chiedere di vendere è stata un’amministrazione pubblica e non direttamente il privato interessato? Mi sembra molto strana come procedura».
E ai promotori del polo logistico che parlano di nuovi posti di lavoro le due aziende replicano: «Anche noi abbiamo dipendenti, una ventina fra tutti. Chi pensa a loro?».

Daniela Peira

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