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Asti, si lavora per ricostruire l’intera rete di vittime di usura e racket

Dopo gli arresti di martedì mattina di due gruppi familiari e un cittadino albanese

Gli arresti non fermano gli approfondimenti

Gli arresti di martedì mattina per usura e minacce non fermano gli investigatori di Squadra Mobile e Guardia di Finanza intenzionati a ricostruire anche nei minimi dettagli la rete di “clientela” che accedeva ai finanziamenti illegali concessi a tassi stratosferici.

Un vortice di soldi e prestiti che ripercorre un meccanismo sin troppo tristemente conosciuto da chi si occupa di questo tipo di odiosi reati.

Agivano in gruppi separati

Intanto va sottolineato che i sei arrestati (Emanuele Lo Porto, la moglie Antonietta Cestari e il figlio Riccardo Lo Porto; Rosa Vinotti e il figlio Emanuel Olivieri; il cittadino albanese Kresniek Nikolli) non appartenevano ad una unica organizzazione. I due gruppi familiari e il cittadino albanese lavoravano separatamente ma avevano numerosi “clienti” comuni.

Chi erano le vittime

Persone, le vittime di usura, sulle quali è mantenuto il più stretto riserbo a loro tutela. Si sa solo che erano sia privati cittadini che piccoli artigiani o commercianti titolari di partita Iva con difficoltà a stare al passo in questo periodo prolungato di crisi economica.

Da un usuraio all’altro per coprire i “buchi”

Ognuno di loro, non avendo più accesso al credito legalizzato, si rivolgeva ad uno dei tre gruppi ottenendo il prestito in contante ma ad interessi che spesso portavano al raddoppio della cifra da restituire. In poco tempo. Così, per coprire i “buchi” da un usuraio, secondo le indagini,  si rivolgevano ad un altro e così via. Un giro di soldi a prestito per pagare qualche rata e qualche interesse che non faceva altro che portare sempre più a fondo la vittima. Il giro si chiudeva quando non ottenevano più credito da nessuno e pagavano pegno intestando immobili, case, autovetture.

“Clienti” condidivisi

Queste le accuse mosse nei confronti del gruppo di arrestati che dunque, pur non lavorando insieme, condividevano gran parte delle persone che si rivolgevano a loro. E che venivano pesantemente intimidite affinchè non denunciassero l’usura e avessero come unico loro scopo di vita quello di trovare i soldi per onorare i debiti.

Soprattutto uno degli arrestati incuteva particolare terrore alle vittime di usura, vantando continuamente i suoi rapporti con la criminalità organizzata e adottando metodi particolarmente cruenti per far rispettare i suoi crediti.

Le vittime di usure invitate a farsi avanti

Tutto è contenuto nella poderosa mole di intercettazioni telefoniche, ambientali e pedinamenti che sono originati   dalle anomale movimentazioni finanziarie dei vari soggetti non rispondenti al tenore del reddito dichiarato. L’indagine congiunta di Polizia e Guardia di Finanza ha messo un importante punto a questo giro e le vittime di usura possono farsi avanti per dare il loro contributo al suo smantellamento.

 

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