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Cronaca

Omicidio dello chef di Calliano: dopo l’assoluzione il pm fa ricorso

Dalla Procura di Vercelli arriva la notifica del deposito dell’appello dopo l’assoluzione in primo grado di un astigiano imputato

Imputato un astigiano

La Procura di Vercelli rimane convinta che l’astigiano Gianpaolo Nuara facesse parte del commando di rapinatori (almeno tre) che il primo gennaio del 2000 avevano ucciso Piero Beggi, chef e socio del ristorante il Ciabot del Grignolino a Calliano.
Il pm Davide Pretti nei giorni scorsi ha depositato il ricorso in appello della sentenza di primo grado che, il 10 dicembre, aveva invece assolto Nuara dall’accusa di concorso in omicidio per insufficienza di prove.

Piero Beggi, lo chef vittima della brutale rapina

Indagato dopo 16 anni

A lui i carabinieri di Asti erano arrivati solo nel 2016 quando, sorprendentemente, il suo Dna (trovato sul luogo di una serie di furti in villette del Lodigiano) era risultato compatibile con quello rilevato su una calza di nylon da donna ritrovata insieme ad altre due a qualche decina di metri dal ristorante in cui si consumò la rapina finita tragicamente. Una calza da donna che era stata opportunamente tagliata e legata e bucata in modo da essere trasformata in un passamontagna.

Il pm aveva chiesto 30 anni

Per la procura di Vercelli (competente per territorio dopo l’accorpamento con il tribunale di Casale) Nuara è uno dei rapinatori e così lo ha indagato e portato a processo. Processo che si è tenuto con rito abbreviato e dove Nuara si è presentato con il suo difensore, l’avvocato Maurizio Lamatina. Al termine della requisitoria il pm titolare dell’indagine, Roberta Brera, aveva chiesto una condanna severissima: 30 anni al netto dello “sconto” per la scelta del rito.

Il giudice lo ha assolto per insufficienza di prove

Ma l’arringa del difensore ha insinuato molti dubbi nel giudice che aveva poi deciso per l’assoluzione. L’avvocato, infatti, aveva sottolineato che non ci fosse la certezza che la calza ritrovata a circa 75 metri dal ristorante fosse stata usata nella rapina e su di essa non vi era alcun materiale organico che riconducesse alla vittima. Inoltre, nel tempo, non è mai stato trovato alcun collegamento fra Nuara e la vittima o qualche cameriere del ristorante, né era un luogo da lui frequentato, né è emerso che lui sapesse che Beggi teneva nascosti i contanti in tanti rotoli in numerosi nascondigli trovati poi dalle forze dell’ordine durante il sopralluogo alla scoperta dell’omicidio.

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