CUMULI NEI CAMPI5
Cronaca
Indagine

Smaltivano rifiuti e fanghi non trattati nel cuneese e nell’astigiano: undici gli indagati

Operazione dei Carabinieri Forestali di Cuneo e della DDA di Torino

Si è chiusa con undici indagati, attualmente agli arresti domiciliari stabilito dal Gip, per il reato di traffico illecito ed organizzato di ingenti quantitativi di rifiuti (art. 452quaterdecies c.p.), la lunga e complessa indagine condotta dal Nucleo Investigativo del Gruppo Carabinieri Forestale di Cuneo e coordinata dalla DDA di Torino scaturita dalle attività illecite svolte della “Olmo Bruno srl” di Magliano Alfieri (Cuneo). Sono state effettuate perquisizioni su 18 obiettivi tra sedi aziendali, laboratori chimici e case private, posti sotto sequestro penale l’intera area aziendale (2 ettari circa e due capannoni) e circa 40 ettari di terreni agricoli e incolti nelle province di Asti, Cuneo e Torino, tra l’altro inseriti in richieste di contributi pubblici per l’agricoltura, su cui è stato osservato lo spandimento illecito di “falso compost”. Eseguite infine per gli undici indagati, residenti nell’albese e dintorni, le misure cautelari degli arresti domiciliari e dell’obbligo di firma disposte dal GIP.

L’attività del Nucleo Investigativo dei Carabinieri Forestale di Cuneo aveva preso avvio da segnalazioni di cittadini, e articoli di giornale, che nel 2019 lamentavano odori molesti nelle vicinanze della ditta e dei terreni ove era stato sparso il materiale. Come se non bastasse, le proteste erano pilotati da alcuni degli indagati per escludere possibili concorrenti dal loro business

La “Olmo Bruno srl” tratta fanghi di impianti di depurazione di acque reflue nella produzione di compost per uso agricolo. La società, a capitale misto pubblico-privato, fa parte del Gruppo Egea, multiutility di Alba attiva nel settore ambientale ed energetico.

L’azienda possiede un impianto di compostaggio autorizzato a produrre fino a 42 mila tonnellate annue di compost a partire da fanghi di reflui urbani e industriali, da miscelarsi con materiale verde triturato. Per quanto autorizzato i fanghi dovevano essere sottoposti a cicli di lavorazione non inferiori a 90 giorni per abbatterne la carica microbica, gli odori molesti ed il potenziale inquinante ed infine miscelati con materiale vegetale fine.

I Carabinieri forestali, tramite intercettazioni telefoniche, ambientali ed appostamenti mirati, hanno invece appurato che i rifiuti e i fanghi, dopo l’ingresso nell’impianto di trattamento, venivano distribuiti nei campi così com’erano senza alcun trattamento e miscelazione col verde, abbattendo i costi gestionali ed incrementando così i quantitativi gestiti. Inoltre il compost sparso nel terreni dalla “Olmo Bruno srl”, invece di pagarlo in quanto ammendante agricolo, ricevevano un compenso dai 7 a 10 euro a tonnellata. Da una prima stima il profitto illecito, calcolato sulla base dei rifiuti dichiarati in ingresso all’impianto, ammonta a circa 1,5  milioni di euro l’anno.

Campioni fatti analizzare da Arpa Piemonte hanno evidenziato valori di mercurio e idrocarburi incompatibili con l’uso agricolo, ma anche contaminazioni da salmonella, valori oltre soglia di azoto inorganico, nonché macroscopiche impurità e abnormi quantità di plastica.  L’attività investigativa ha documentato che i “rifiuti” provenienti dall’impianto di Magliano Alfieri venivano incorporati il prima possibile con le lavorazioni dei campi o semplicemente “nascosti” con un sottile strato di terreno vegetale. La principale preoccupazione era quella di piazzare i fanghi non trattati o non adeguatamente trattati, ovvero smaltire quelli che, per gli inquirenti, sono risultati veri e propri rifiuti.

Tuttora al vaglio degli inquirenti l’attività di alcuni laboratori che fornivano all’azienda le analisi di routine, necessarie a rendere regolare il regime aziendale di autocontrollo, falsificando, secondo l’ipotesi investigativa, gli esami analitici non solo dei prodotti della “Olmo” ma anche dei fanghi in entrata e provenienti da depuratori di altre al fine di farli rientrare nei limiti di legge.

Il principale reato al momento contestato è quello di traffico illecito ed organizzato di ingenti quantitativi di rifiuti (art. 452quaterdecies c.p.). Per uno degli indagati, con precedenti in ambito di criminalità organizzata, e che scontava una pena ai domiciliari, è stato contestato il reato di evasione in quanto dedito alle attività illecite negli orari in cui era costretto presso il proprio domicilio.

 

 

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Una risposta

  1. Ma si può sapere nella provincia di asti dove sono stati sparsi?

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