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Apre domani a Palazzo Mazzetti la mostra “Asti, città degli arazzi”

L'esposizione, visitabile fino al 17 gennaio 2021, vuole rendere omaggio all'attività di Ugo Scassa e Vittoria Montalbano

Apre “Asti, città degli arazzi”

Una mostra in omaggio all’arte del telaio, manifattura di eccellenza del territorio che ha reso Asti famosa in tutto il mondo.
E’ l’obiettivo dell’esposizione “Asti, città degli arazzi”, allestita a Palazzo Mazzetti (corso Alfieri 357), inaugurata oggi alla presenza delle autorità, che aprirà al pubblico da domani (sabato) e sarà visitabile fino al 17 gennaio 2021. Curata da Andrea Rocco, è stata realizzata da Fondazione Asti Musei, Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, Regione Piemonte, Comune di Asti e Camera di Commercio di Asti, sponsor Gruppo Cassa di Risparmio di Asti, con la collaborazione di Arthemisia per la comunicazione e la promozione.
Attraverso l’esposizione di 21 arazzi, realizzati tra il 1967 e il 2010, consente di conoscere l’attività di Ugo Scassa e di Vittoria Montalbano, due delle più prestigiose manifatture astigiane, protagoniste di un capitolo importante e unico nell’ambito del rapporto tra la città e l’ambiente artistico e culturale a partire dagli anni Sessanta del Novecento.
A presentare l’esposizione alla stampa, stamattina a Palazzo Mazzetti, il presidente della Fondazione Asti Musei, Mario Sacco, e il sindaco Maurizio Rasero, alla presenza di Vittoria Montalbano e Tino Balduzzi dell’Arazzeria Montalbano.
L’esposizione è distribuita tra il piano terreno e il piano nobile del Palazzo, in un percorso che non è stato costruito su criteri cronologici ma su schemi di colore e di soggetti protagonisti degli arazzi.
In mostra opere dei due laboratori che hanno sia interpretato capolavori del Novecento che avviato collaborazioni con noti artisti italiani. Gli arazzi esposti provengono da collezioni private ed Enti, e alcuni sono esposti al pubblico per la prima volta.

Gli arazzi in mostra

Da sinistra Tino Balduzzi, Maurizio Rasero, Vittoria Montalbano e Mario Sacco

Per quanto riguarda l’arazzeria Scassa l’esposizione accoglie “Apollo e Dafne” (nel Salone d’onore del Palazzo), dove sono evidenti i riferimenti alla cultura manieristica cara all’immaginazione di Corrado Cagli, due arazzi tratti da opere di Luigi Spazzapan (“Pittura murale”, 1980; “Composizione astratta”, 1968) e “Tiro al bersaglio” (1986), dalla tela dipinta da Felice Casorati nel 1919. E ancora “Composizione astratta” (2005), nato dall’amicizia di Scassa con Paolo Conte, che può essere letta anche come un omaggio del grande cantautore all’espressionismo astratto e a quella grande stagione dell’arazzeria la cui piena affermazione è dovuta alla committenza degli arazzi quale arredo per le grandi navi italiane. Quindi lo stendardo della Provincia di Asti (2002) e il Palio progettato da Ugo Scassa e vinto nel 2010 dal Borgo Tanaro Trincere e Torrazzo.
Per quanto riguarda l’arazzeria Montalbano, la mostra accoglie una speciale selezione. Tra gli arazzi espositi, si possono ammirare quelli della collezione d’arte della Fondazione Cassa di Risparmio di Asti, come la “Scoperta dell’America”, eseguito in occasione delle Colombiadi (1992) e “Creazione” (1983), “Omaggio a Rubens” e “Doppio Sole” (1989) della collezione della Banca di Asti, nei quali si riscontrano omaggi al repertorio rinascimentale e barocco d’immagini. Ma non solo: altri artisti hanno subito il fascino delle potenzialità espressive della tessitura e tra questi in mostra sono presenti Francesco Preverino con “Subway” (2004) e “La mia anima” (2004), Sandro de Alexandris con “Stanza” (1999)e “Giardino” (2001), Eve Donovan con “Drum” (1992). Il percorso di visita comprende anche l’esplosione floreale “F. Bomb” (1986) e “Flora” (1991), entrambi di Miroglio – Montalbano e provenienti da collezioni private.

Breve storia dell’arazzeria Scassa

All’iniziativa di Ugo Scassa si deve la nascita del primo laboratorio di tessitura di arazzi con telai ad alto liccio. Successivamente – con la collaborazione di Corrado Cagli – la manifattura, dal 1966 nella Certosa di Valmanera, si è imposta all’attenzione degli artisti e dei critici italiani. Oltre a far riprodurre in arazzo molte sue opere, Cagli ha coinvolto in questa impresa altri artisti. Inoltre sono state realizzate riproduzioni di opere pittoriche di Luigi Spazzapan, Antonio Corpora e Giuseppe Capogrossi.
L’esordio è legato al prestigioso concorso del 1960 per la decorazione del Salone delle feste di Prima Classe della nave Leonardo Da Vinci. La Società di Navigazione Italiana aveva infatti nominato una commissione, presieduta dal critico d’arte e politico Giulio Carlo Argan, con il compito di selezionare gli artisti e scegliere il laboratorio di esecuzione degli arazzi. A vincere l’appalto è stato infatti Ugo Scassa, il cui laboratorio ha eseguito 16 arazzi per il Salone delle Feste del grande transatlantico. Dopodiché si è aggiudicato la committenza di nuovi arazzi per le navi Michelangelo e Raffaello (tema del video prodotto nel 2013 dalla Fondazione Cassa di Risparmio e presente in mostra).
Da quel momento, il laboratorio astigiano ha continuato a tradurre in arazzo opere di altri pittori, puntando anche sul metafisico, sul mitico e sul favoloso: Max Ernst, Giorgio De Chirico, Paul Klee, Matisse, Kandinsky, Mirò e Botero, Guttuso, Sironi, Mirko, Muzzi, Gribaudo e Tadini. E ancora, gli arazzi tratti dal disegno computerizzato dei progetti architettonici, come nel caso dei lavori di Renzo Piano.

L’arazzeria Montalbano

Vittoria Montalbano, dopo un’importante collaborazione presso la manifattura di Scassa diretta da Cagli, ha fondato una propria arazzeria nel 1980, iniziando un percorso di ricerca finalizzato alla realizzazione dell’arazzo a diretto contatto e con la partecipazione dell’artista. La tecnica utilizzata dalla Montalbano è sempre quella della lavorazione sul telaio verticale ad alto liccio, che consente di ottenere un prodotto più curato e preciso.
Sotto la direzione artistica di Valerio Miroglio sono nati circa venti arazzi, e negli anni ha potenziato il suo linguaggio intraprendendo nuove strade, anche diverse dall’antica tecnica dell’alto liccio, come quella della fiber art. Dopo la morte di Miroglio, nel 1991, Vittoria Montalbano ha scelto di coinvolgere artisti dalla visione più intima che le permettevano di sperimentare, creando mélanges di 6-8 fili o hachures con cuciture direttamente eseguite al telaio. In questo senso l’arazzo è diventato mezzo per un nuovo tipo di comunicazione, talvolta fuori dalle logiche di mercato.

Le parole di Sacco e del sindaco Rasero

“Questa mostra – ha sottolineato Sacco – si inserisce appieno nel programma dell’edizione 2020 della Douja d’Or che, priva del concorso enologico nazionale a causa dell’emergenza sanitaria, ha puntato sui vini piemontesi. Come Fondazione Asti Musei, allora, ci siamo domandati quale era l’arte locale che potevamo valorizzare. E il pensiero è andato subito agli arazzi. Da qui l’idea di questa mostra e, successivamente, di una esposizione permanente di una serie di arazzi a Palazzo Mazzetti, preludio di un vero e proprio Museo degli arazzi, nonostante le polemiche nate nei mesi scorsi”.
Sacco ha anche ricordato che la Fondazione ha rimandato al 2021 la grande mostra internazionale, sul modello di quelle che hanno visto protagoniste le opere di Chagall (2018) e Monet (2019), impossibile da realizzare a causa delle limitazioni del numero di visitatori imposte dalla normativa anti Covid. “L’organizzazione delle grandi mostre – ha ribadito – è uno dei due obiettivi della Fondazione, nata nell’estate del 2018, insieme a quello di mettere in rete i musei astigiani, in modo che siano sempre aperti e possano contare sulla professionalità del personale impegnato. Una rete che vedrà presto l’ingresso del Museo diocesano e, speriamo, anche del Museo paleontologico, su cui dovrà decidere la Regione”.
D’accordo il sindaco Maurizio Rasero. “E’ un progetto in cui abbiamo creduto molto – ha affermato – che ha determinato un cambiamento molto importante anche a livello di promozione degli eventi. Da un investimento pari al 3% del budget siamo arrivati al 30%, che ci ha consentito di pubblicizzarli al di fuori dei confini provinciali e ottenere importanti ricadute dal punto di vista economico sulla città”.

Biglietti e orari

La mostra è visitabile dal martedì alla domenica dalle 10 alle 19 (chiusura biglietteria alle 18). L’ingresso alla mostra è compreso nello smarticket che consente di visitare i sei siti della Fondazione Asti Musei (Palazzo Mazzetti, cripta e Museo di Sant’Anastasio, Palazzo Alfieri – Museo Guglielminetti, Domus Romana, Torre Troyana, Complesso monumentale di San Pietro). Prezzi: 10 euro intero; 5 euro per i residenti in provincia di Asti, cui si aggiungono altre scontistiche.
Per informazioni: 0141/530403, wwww.fondazioneastimusei.it.

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