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Il fratello: «Chi sa qualcosa sulla morte di Raffaele parli»

Tantissimi sono convinti che non si sia ancora scritta la verità su quel suicidio sospetto ma nessuno parla

Il fratello: «Chi sa qualcosa sulla sua morte di Raffaele parli»

Nella drammatica storia che parte con la tragica morte di un giovane uomo, Raffaele Cotto, 28 anni, c’è un altro giovane uomo, suo fratello, che gettando il cuore oltre l’ostacolo, oltre la sua naturale timidezza, oltre la sua innata ritrosia, da un anno cerca risposte certe e convincenti.
«Io non ho mai detto che Raffaele sia stato sicuramente ucciso -dice il fratello Gabriele – Io e la mia famiglia accettiamo anche l’idea che si sia tolto la vita, seppur con una modalità che vedo davvero estrema e improbabile. Quello che stiamo cercando è semplicemente la verità cosa è capitato dieci giorni prima della sua morte al ritorno da quella cena con gli ex compagni di classe, la verità su dove sono finiti i due telefoni di mio fratello, su chi ha chiamato e da chi ha ricevuto le chiamate, soprattutto nelle ultime ore della sua vita che registrano decine di sms ad un numero di cellulare ora inesistente. Vogliamo sapere cosa è successo, oltre ogni ragionevole dubbio, perché il sospetto che ci siano responsabilità di altri è davvero fortissimo. Di questo siamo profondamente convinti. Sia nel caso in cui davvero sia stato qualcun altro a procurare la morte di Raffaele, sia nel caso in cui sia stato lui a togliersi la vita ma su istigazione di altri».
All’inizio Gabriele non si sognava neppure di mettersi ad investigare. Fin da subito non ha creduto al suicidio e ha atteso con ansia la conclusione delle indagini. «Ma il suicidio, con gli atti che erano contenuti nel fascicolo, lascia più domande che risposte, per questo mi sono messo io a cercare, per quel che riesco a fare e per quel che mi consente la legge, degli indizi e delle testimonianze che possano farci vedere chiaro sulla morte di mio fratello».
Con una fatica immensa e il recupero di informazioni centellinate che però continuano ad arrivare anche ad un anno di distanza. E non perché venga ritenuto un illuso alla ricerca di una spiegazione più emotivamente accettabile.
Basta guardare i commenti agli articoli del nostro giornale pubblicati sui social per capire che i dubbi di Gabriele sono condivisi da tante persone. “Verità per Raffaele”, “Fate bene ad andare avanti con le indagini perché serve sapere come è andata”, “Speriamo che riaprano le indagini e ci sia giustizia” con qualcuno che mette in relazione altri episodi capitati negli stessi giorni della sua morte (una tentata rapina e un’auto bruciata).
«A voce tutti mi dicono che faccio bene ad andare avanti e che c’è sotto qualcosa – dice Gabriele – Ma quando scavo più a fondo tutti si ritirano a riccio. Non capisco se sia per paura o perché non vogliono essere coinvolti, ma è evidente che ci sono persone che sanno cose su Raffaele e non ce le vogliono dire. Ripeto, magari solo per avere una spiegazione del suicidio. Se noi avessimo conferme su questo, ci metteremmo il cuore in pace. Ma così no. Non possiamo non smettere di cercare risposte visto che, paradossalmente, le uniche informazioni che con il contagocce filtrano, non fanno altro che alimentare nuovi dubbi».
Come un messaggio inviato nei giorni scorsi da un’amica di Raffaele in cui il ragazzo si riferiva ad una generica “vicenda” che avrebbe potuto avere risvolti “criminologici”.
«Alle così tante persone che sono convinte che non sia stata scritta la verità sulla morte di Raffaele, chiedo di tutto cuore di aiutarci a sciogliere i dubbi. Possono rivolgersi a me o al giornale, anche in forma anonima e sicura» è l’appello diretto ed accorato di Gabriele a chi sa. E a San Damiano ci sono tante persone che conoscono almeno qualche “pezzetto” di questa storia.

Intanto i vicini di casa di località Lebreto, in occasione dell'anniversario della morte di Raffaele, hanno fatto celebrare una messa nella piccola chiesetta del borgo per ricordarlo e per dare sostegno morale alla famiglia.

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