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La morte di Raffaele a "Chi l'ha Visto?" e il nuovo appello della famiglia

Fratello e genitori non si arrendono all'archiviazione del decesso per suicidio e si rivolgono alla popolare trasmissione che nelle scorse settimane aveva inviato una troupe a San Damiano d'Asti

La morte di Raffaele a "Chi l'ha Visto?" e il nuovo appello della famiglia

Qualche settimana fa la giornalista della popolare trasmissione "Chi l'ha visto?" Maria Rosaria Pizzuto, inviata dalla conduttrice Stefania Sciarelli, era stata a San Damiano d'Asti per fare riprese e interviste su un caso sollevato da La Nuova Provincia. E così l'appello che già la famiglia aveva rivolto al nostro giornale, ha preso il "volo nazionale".

E' quello che riguarda la morte di Raffaele Cotto, il giovane trovato senza vita poco più di un anno fa nel piccolo prato a fianco della chiesetta della "Madonnina", quella conosciuta in paese per avere la riproduzione della grotta della Madonna di Lourdes. 

Trovato senza vita all'alba da un operaio che lì aveva appuntamento con il suo datore di lavoro per recarsi in cantiere.

Inquietante il modo in cui è stato ritrovato: due calzini di spugna in bocca spinti in gola, un sacchetto di plastica intorno al collo e la causa della morte, ovvero quel coltello ancora conficcato, con precisione, nel torace all'altezza esatta del cuore.

A casa sua i carabinieri hanno trovato un biglietto in cui chiedeva genericamente scusa e in poche ore la morte di Raffaele è stata rubricata come suicidio. E tale è stato ritenuto dagli inquirenti fino alla richiesta del pm di archiviazione del fascicolo nonostante l'opposizione presentata dall'avvocato Alberto Avidano su incarico di genitori e fratello del ragazzo.

Così il fratello Gabriele, mite e gentile cantiniere nell'azienda agricola di famiglia, si è trasformato in un detective nei (pochi) momenti di pausa dal lavoro. Un anno di certosina raccolta di piccoli dati, qualche informazione dagli amici, ragionamenti sui fatti letti secondo logiche scientifiche. Arrivando ad una conclusione che per lui, la famiglia e, a giudicare dai messaggi social sotto gli articoli del nostro giornale, per tantissimi sandamianesi non collima con quella degli investigatori. «In un anno i dubbi, invece di dissolversi, sono aumentati e si sono appesantiti - ha avuto più volte modo di dire Gabriele - Siamo convinti che Raffaele non abbia fatto tutto da solo. Per noi è stato ucciso, o, se davvero si è tolto la vita, è stato "aiutato" e vi è stato costretto».

I motivi li ha più volte spiegati nei nostri precedenti articoli e li ha ripetuti alla giornalista Pizzuto che ha ripercorso gli ultimi dieci giorni di vita di Raffaele, con quello strano rientro a casa da una cena con amici, i due telefoni persi in appena pochi giorni, i messaggi perlomeno strani mandati ad un'amica, la paura di uscire di casa i giorni prima della sua morte e poi quell'ultima notte in cui i suoi movimenti sono stati catturati dalle telecamere di sorveglianza. Con, a parte, tutto il capitolo dei tabulati telefonici non chiariti. Con tanto di immagini degli ultimi minuti di vita del ragazzo che sono contenuti nel servizio qui allegato.

«La nostra richiesta è sempre la stessa - dice Gabriele - Visto che per la Procura è suicidio, abbiamo bisogno che chi sa parli. Noi siamo sicuri che ci siano persone che hanno notizie su quanto è accaduto a Raffaele negli ultimi giorni della sua vita e a loro ci rivolgiamo per condividere con noi queste informazioni. Anche in forma anonima. Al dolore già immenso della perdita di un figlio e fratello, si aggiungono questi dubbi che sono insostenibili. Noi non ci meritiamo questi dubbi e Raffaele merita giustizia sulla sua morte».

(Contributo social di Lorenza Garrone)

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