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Il viaggio in Cina del sindaco Rasero, ambasciatore dell’Astigiano

Dopo l'acquisizione della Way Assauto, si guarda all'Oriente per attirare nuovi investimenti sul nostro territorio

La porta è aperta, ma c’è tanto da lavorare

C’è un detto, guarda caso cinese, che recita: “Il Maestro apre la porta, ma tu devi entrare da solo”. Tra Asti e il grande Paese d’Oriente la porta commerciale è stata aperta con l’acquisizione della Way Assauto da parte di Zhao Zhijun in testa alla Cijan Auto Shock Absorber Co. Quali saranno i benefici dall’Oriente, per il nostro territorio e sulla lunga distanza, è però ancora un’incognita.

Qualche giorno fa il sindaco di Asti Maurizio Rasero è tornato da un breve viaggio in Cina dove ha avuto modo di incontrare non solo Zhao Zhijun, ma anche una serie di sindaci, amministratori governativi e imprenditori cinesi che guardano all’Italia con molto interesse, non solo perché amano la nostra cultura, ma perché hanno voglia di investire da noi.

La delegazione astigiana

Con Rasero hanno viaggiato i consiglieri comunali Federico Garrone e Monica Amasio, insieme ad Adriano Carbone, direttore della Waya di Asti, e al signor Ping Wu uno dei dipendenti del gruppo che fa capo a Zhijun.

La delegazione astigiana, una volta tornata a casa, ha voluto incontrare i giornalisti per raccontare l’avventura in terra cinese nella regione di Henan e, in particolare, nella prefettura di Nanyang che conta oltre 10 milioni di abitanti.

Il momento clou del viaggio è stato l’arrivo della delegazione astigiana al “Salone internazionale per gli investimenti internazionali e lo sviluppo del territorio”. «Si tratta di una grande fiera cui aderiscono i marchi internazionali, – ha raccontato il sindaco Rasero – ma anche un momento istituzionale nel quale ci sono state dodici nazioni che hanno firmato un protocollo di collaborazione, senza contare le aree tematiche ricche di incontri tra investitori e possibili partner».

Il sindaco promuove l’Astigiano per gli investimenti

In apertura del Salone è stato proprio il sindaco di Asti a prendere la parola per raccontare le particolarità del nostro territorio nel tentativo di accrescere l’interesse degli investitori cinesi. «Abbiamo presentato Asti ai cinesi, – ha spiegato Rasero – un luogo dove un loro imprenditore è già venuto ad investire. Siamo un punto logistico importante, vicino a ben quattro aeroporti, e grazie alle competenze della Waya si dà lavoro a 1.200 dipendenti cinesi impiegati nella fabbrica di Nanyang».

Come ricordato dal sindaco, «buona parte del tempo l’abbiamo passato a scambiare biglietti da visita, e non solo con cinesi, ma il viaggio è servito anche per capire che, oggi, non siamo abbastanza preparati a venderci nel mondo».

La delegazione astigiana è rimasta molto colpita dal “sistema cinese” dell’organizzazione generale dello Stato, della capacità di gestire opere faraoniche (almeno per i nostri standard) in tempi relativamente brevi, ma ha anche avuto conferma che la voglia del made in Italy, su più livelli, è la leva da sfruttare per incrementare i rapporti commerciali con la Cina.

Pensare al di là della siepe

Ed è riduttivo pensare che questi rapporti possano limitarsi al nostro cortile astigiano o del Monferrato perché, come osservato con i giornalisti, le grandezze dei territori cinesi fanno sì che la promozione debba avvenire in maniera molto più estesa della provincia astigiana. «Abbiamo parlato del Politecnico di Torino, che è un’eccellenza – ha continuato Rasero – dei vini astigiani, ma non solo, e abbiamo capito che il nostro know-how è molto prezioso per loro e per le aziende che intendono investire qui».

«E’ stato quasi sconvolgente vedere la realtà cinese – ha poi aggiunto il consigliere Garrone – E’ incredibile la passione che hanno per la “cosa pubblica”, per il bene comune. Per loro è fondamentale che il sistema funzioni e di certo mostrano più ammirazione per l’Italia di quella che mostriamo noi stessi».

La consigliera Amasio si è detta impressionata dall’efficienza della Waya cinese e da come lavorano i dipendenti negli stabilimenti, non solo del gruppo che ha sede anche ad Asti. «Fanno tanto, sono molto rigorosi, ma hanno anche momenti di pausa che possono trascorrere nella palestra o nella biblioteca messa a disposizione dall’azienda».

L’enoteca “astigiana” di Zhao Zhijun

Infine una curiosità che riguarda proprio Nanyang dove Zhao Zhijun ha aperto un’enoteca con vini astigiani grazie ad accordi commerciali con due cantine del territorio. «E’ stata una bella sorpresa scoprire che ci sia questa vetrina di prodotti del nostro territorio – ha concluso Rasero – anche se il mercato italiano del vino è ancora dietro a quello francese. Dobbiamo comunque facilitare e incentivare questi rapporti affinché si possa ampliare l’offerta di vini astigiani in Cina».

Riccardo Santagati

r.santagati@lanuovaprovincia.it

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